Con la sentenza n. 1731 del 6 dicembre 2025, il Tribunale di Vicenza torna a pronunciarsi in materia di azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c., affrontando un tema di grande interesse pratico: la revocabilità della costituzione di un fondo patrimoniale in presenza di un rilevante debito bancario.
La decisione si inserisce in un orientamento giurisprudenziale consolidato e offre importanti chiarimenti sui:
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presupposti dell’azione revocatoria;
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legittimazione attiva del creditore (anche in caso di credito contestato);
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riparto dell’onere probatorio tra creditore e debitore;
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natura giuridica del fondo patrimoniale.
Per privati, imprese, banche e professionisti del territorio di Vicenza, si tratta di un precedente di particolare rilievo in ottica di recupero crediti e tutela della garanzia patrimoniale.
Il caso
Nel caso esaminato, un istituo di credito ha agito in giudizio per ottenere la dichiarazione di inefficacia dell’atto di costituzione di un fondo patrimoniale stipulato da due coniugi nel 2019.
Il credito della banca:
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derivava da contratti di conto corrente e affidamento;
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era sorto anteriormente alla costituzione del fondo;
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ammontava a oltre 500.000 euro.
Il Tribunale ha accertato:
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l’esistenza di valide ragioni creditorie;
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il carattere gratuito dell’atto di costituzione del fondo;
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il pregiudizio arrecato alla garanzia patrimoniale;
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la consapevolezza del debitore.
Conseguenza: revoca dell’atto e dichiarazione di inefficacia nei confronti della banca, con ordine di trascrizione della sentenza nei registri immobiliari.
I presupposti dell’azione revocatoria ordinaria
Ai sensi dell’art. 2901 c.c., per ottenere la revoca di un atto dispositivo occorrono:
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Esistenza di un credito
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Atto di disposizione patrimoniale
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Eventus damni (pregiudizio alla garanzia)
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Scientia damni (consapevolezza del pregiudizio)
Il Tribunale di Vicenza richiama la struttura classica dell’azione pauliana, confermando che non è necessario che l’atto renda impossibile la soddisfazione del credito: è sufficiente che lo renda più incerto o difficile.
Quando il creditore è legittimato ad agire (anche se il credito è contestato)
Un passaggio centrale della sentenza riguarda la nozione di “credito”.
La giurisprudenza di legittimità, tra cui la Corte di Cassazione, ha chiarito che:
L’art. 2901 c.c. accoglie una nozione ampia di credito, comprensiva anche della mera ragione o aspettativa.
Ciò significa che:
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non sono necessari i requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità;
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anche un credito litigioso o contestato legittima l’azione revocatoria;
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persino un credito eventuale può attribuire la legittimazione attiva e qualifica di creditore.
Il Tribunale di Vicenza si allinea a tale orientamento, ribadendo che anche in presenza di contestazioni sull’operazione bancaria, la banca era legittimata ad agire.
Questo principio è di enorme importanza pratica nel contenzioso civile e bancario.
Il fondo patrimoniale è un atto revocabile
La costituzione del fondo patrimoniale:
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non trasferisce la proprietà dei beni;
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ma li vincola ai bisogni della famiglia;
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li sottrae alla garanzia generica ex art. 2740 c.c.
La stessa Corte di Cassazione ha ribadito più volte che:
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il fondo patrimoniale non costituisce adempimento di un obbligo ex art. 143 c.c.;
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non rappresenta una controprestazione;
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è dunque soggetto alla disciplina dell’art. 2901 c.c.
Se costituito dopo l’insorgenza del credito, è sufficiente la consapevolezza del debitore del pregiudizio arrecato.
Eventus damni: cosa deve provare il creditore
Il creditore deve dimostrare:
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che l’atto ha modificato quantitativamente o qualitativamente il patrimonio;
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che la garanzia è divenuta più incerta o difficoltosa.
Non è richiesta l’incapienza totale.
Nel caso di specie, il conferimento di più immobili nel fondo patrimoniale ha determinato:
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una limitazione oggettiva alla loro aggredibilità;
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una riduzione della garanzia patrimoniale;
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un aggravamento del rischio esecutivo.
Cosa deve provare il debitore
Una volta dimostrato il pregiudizio, l’onere si sposta sul debitore.
È il debitore che deve provare:
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che il patrimonio residuo è ampiamente sufficiente;
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che non vi è alcun concreto rischio per il creditore.
Nel caso deciso dal Tribunale di Vicenza, tale prova non è stata fornita. Anzi, risultava un progressivo spossessamento patrimoniale successivo alla costituzione del fondo.
L’elemento soggettivo: la scientia damni
Essendo l’atto gratuito e successivo al sorgere del credito:
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non occorre dimostrare il consilium fraudis;
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basta la consapevolezza del debitore del pregiudizio.
Il Tribunale ha desunto tale consapevolezza:
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dall’entità dell’esposizione debitoria;
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dall’anteriorità del credito;
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dalla natura stessa dell’atto.
Giurisprudenza conforme
La sentenza si pone in linea con un orientamento costante della giurisprudenza di merito e di legittimità.
Non risultano precedenti difformi significativi.
Si consolida così un principio fondamentale:
il fondo patrimoniale non può essere utilizzato come strumento di schermatura patrimoniale in danno dei creditori.
Conclusioni: cosa insegna la sentenza di Vicenza
La pronuncia del Tribunale di Vicenza conferma che:
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l’azione revocatoria è uno strumento centrale di tutela del creditore;
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il credito contestato non preclude l’azione;
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il fondo patrimoniale è pienamente revocabile se sussistono i presupposti;
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il debitore deve dimostrare l’adeguatezza del patrimonio residuo.
Per chi opera nel territorio vicentino e nel Veneto, si tratta di un precedente autorevole in materia di revocatoria fondo patrimoniale a Vicenza e tutela del credito bancario e commerciale.
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