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Infortunio sul lavoro e responsabilità del datore: la Cassazione rafforza il diritto al risarcimento integrale del lavoratore

 

(Cass. pen., Sez. IV, 19 gennaio 2026, n. 1909)

La recente sentenza n. 1909 del 19 gennaio 2026 della Corte di Cassazione penale, Sezione IV, interviene in modo significativo sul tema della responsabilità del datore di lavoro negli infortuni sul lavoro, chiarendo quando il comportamento del lavoratore possa dirsi davvero “abnorme” e, soprattutto, rafforzando le basi per la tutela risarcitoria in sede civile del lavoratore infortunato.

Si tratta di un principio di grande rilievo anche per le imprese e i lavoratori di Vicenza, della sua provincia e più in generale del Veneto, territori ad alta densità produttiva dove il rischio infortunistico resta un tema centrale.

Quando il comportamento del lavoratore non interrompe la responsabilità datoriale

 

La Cassazione ha annullato una sentenza assolutoria che aveva escluso la responsabilità del preposto ritenendo “abnorme” la condotta della lavoratrice infortunata.

La vicenda in breve

L’infortunio si è verificato mentre la lavoratrice, impiegata con mansioni di carrellista, interveniva per rimuovere un accumulo di materiale che aveva provocato il blocco di un nastro trasportatore. Per tentare di liberare il macchinario, la lavoratrice si è abbassata raggiungendo una zona non immediatamente visibile e di difficile accesso, collocata nella parte inferiore dell’impianto.

Il rullo del nastro si trovava infatti in un’area accessibile solo chinandosi e introducendo le mani sotto il macchinario, attraverso un pertugio di altezza inferiore al metro. Nel tentativo di rimuovere l’accumulo di materiale, la lavoratrice ha utilizzato un legnetto, ma, in assenza del carter di protezione dei rulli, il nastro trasportatore si è improvvisamente rimesso in funzione.

La ripartenza improvvisa dell’impianto ha trascinato e schiacciato entrambe le mani della lavoratrice nella zona di contatto con il rullo, causandole gravi lesioni, con una prognosi particolarmente lunga e conseguenze rilevanti sul piano personale e lavorativo.

Qual è il pensiero della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ribadisce un principio ormai consolidato:

👉 il comportamento imprudente o negligente del lavoratore non è sufficiente, di per sé, a escludere la responsabilità del datore di lavoro.

Perché vi sia interruzione del nesso causale (e pertanto il fatto non possa essere imputato al datore di lavoro), la condotta del lavoratore deve:

  • essere radicalmente estranea alle mansioni affidate, oppure

  • attivare un rischio eccentrico, del tutto al di fuori della sfera di rischio governata dal datore di lavoro.

In assenza di tali condizioni, il datore di lavoro resta responsabile se l’infortunio è riconducibile:

  • all’assenza o inadeguatezza delle misure di sicurezza,

  • a una violazione della normativa antinfortunistica,

  • o a carenze organizzative e di vigilanza.

Ed infatti ecco la ….

Massima della sentenza

 “Ai fini della responsabilità del datore di lavoro per infortuni occorsi ai dipendenti, la condotta del lavoratore, anche se imprudente, non può qualificarsi come abnorme e idonea a interrompere il nesso causale se essa è riconducibile all’ambito di attività e rischio governato dal datore di lavoro. Solo un comportamento radicalmente, ontologicamente lontano dalle prevedibili scelte del lavoratore nell’esecuzione delle sue mansioni può avere tale effetto

 

Le ricadute sul piano civilistico: il diritto al danno differenziale

 

Il principio affermato dalla Cassazione ha ricadute dirette e molto concrete sul piano del risarcimento del danno.

Quando l’infortunio deriva da responsabilità del datore di lavoro:

  • l’indennizzo INAIL non esaurisce il diritto del lavoratore,

  • resta ferma la possibilità di agire in sede civile per ottenere il danno differenziale, ossia:

    • il danno biologico integrale,

    • il danno morale,

    • il danno patrimoniale (perdita o riduzione della capacità lavorativa, spese future, ecc.),

    • tutte le voci non coperte dall’assicurazione sociale.

La sentenza rafforza dunque la posizione del lavoratore danneggiato, che può chiedere il risarcimento completo direttamente:

  • al datore di lavoro,

  • oppure alla compagnia di assicurazione nei casi di copertura della responsabilità civile.

 

Perché questa sentenza è importante per lavoratori e imprese del Veneto

 

Nel tessuto produttivo del Veneto – e in particolare nella provincia di Vicenza, caratterizzata da imprese manifatturiere, metalmeccaniche e logistiche – il tema della sicurezza sul lavoro è centrale.

Questa pronuncia:

  • limita il ricorso difensivo alla “colpa del lavoratore”,

  • impone al datore di lavoro un’attenta valutazione preventiva delle aree di rischio,

  • conferma che la normativa antinfortunistica tutela il lavoratore anche contro le sue possibili imprudenze.

Sul fronte civilistico, apre o rafforza azioni risarcitorie spesso sottovalutate, con importi che possono essere molto rilevanti.

In conclusione

 

La Cassazione n. 1909/2026 conferma un orientamento chiaro:

📌 la sicurezza sul lavoro resta una responsabilità primaria del datore,

📌 il lavoratore infortunato ha diritto all’integrale risarcimento del danno, oltre l’INAIL, quando vi sia responsabilità datoriale.

Una sentenza che va attentamente valutata caso per caso, soprattutto in ottica di tutela dei diritti del lavoratore.

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